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domenica 13 novembre 2011

Canelés bordelais

A chi non conoscesse i canelés questi dolcini potrebbero sembrare alquanto mediocri e insignificanti. E devo ammettere che anche io durante molti anni li ho considerati...anzi proprio non li ho considerati... Forse perché la maniera tradizionale in cui si preparano è molto inflessibile. A differenza per esempio dei macarons o i muffins che figurano in una miriade di gusti diversi non ho mai visto una variante di questa ricetta. In più la cottura richiede degli stampini in rame. Sul mercato si trovano stampini sia in auminio sia in silicone ma se chiedete a un conaisseur (leggete francese) solo il rame va bene. Questa teoria è però difendibile per il fatto che il rame è un ottimo conducente di calore il che favorisce la cottura in superficie che deve risultare in un dolce che sia croccante fuori e cremoso dentro. Mentre con gli stampini in aluminio o silicone si cuociono subito dentro come un muffin e non si ha il cuore cremoso. Tuttavia, i miei canelés sono cotti in degli stampini di silicone e sono venuti bene. Ma continuerò a cercare quelli in rame per poter fare il confronto! Summa summarum: i canelés sono deliziosi e meriterebbero una reputazione migliore.

Ecco la ricetta tradizionale (chissà se oserò delle varianti...).

Per due forme (36 canelés piccoli):
mezzo litro di latte
1 uovo intero + 2 tuorli
140 g di farina
220 g di zucchero
30 g di burro
0,5 dl di rum scuro
1 bacca di vaniglia
1 cucchiaino di essenza di vaniglia

Primo giorno:
1. In un pentolino, portate a ebollizione il latte, il burro, il rum, l'essenza di vaniglia e la bacca di vaniglia divisa in due sulla lunghezza (lasciate i semi dentro). Appena il latte comincia a bollire, togliete il pentolino dalla fiamma e lasciatelo riposare per 15 minuti.

2. Con la frusta elettrica, sbattete le uova con lo zucchero fino ad avere un composto bianco e leggero. Togliete i semi dalla bacca di vaniglia e metteteli nella ciotola con le uova. Rimettete la bacca vuota nel latte.

3. Rimettete il latte di nuovo sulla fiamma e datelo una riscaldatina veloce. Togliete dalla fiamma appena non cominci a bollire. Lasciate riposare per 2 minuti, dopodiché versate ca 1/5 del latte sulla crema uova/zucchero. Mescolate bene con la frusta elettrica. Aggiungete la farina, tutta in un colpo, e mescolate ancora bene. Versateci dentro il resto del latte e mescolte bene.

Mescolando in questo modo si evitano i grumi di farina. Il latte deve essere molto caldo (ma non bollente) quando la versate sul composto di uova.

4. Fate raffreddare il composto in temperatura ambiente, dopodiché lasciatelo riposare in frigo per 24 ore. Girate un paio di volte durante questo tempo.

Secondo giorno:

5. Togliete la ciotola dal frigo e lasciate riposare in temperatura ambiente per un paio di ore prima di cuocere i canelés.

6. Preriscaldate il forno a 210 gradi. Imburrate le formine abbondantemente. Riempite le formine ma lasciate 3-4 millimetro dal bordo.

7. Infornate quindi a 210 gradi per 15 inuti. Abbassate la temperatura a 150 e continuate la cottura per altri 60 minuti.

Non vi allarmate se appena infornati i canelés si gofieranno. Dopo circa metà cottura si sgonfieranno e rientreranno nelle loro formine.

lunedì 7 novembre 2011

Carrot muffins con glassa al limone

In questo periodo dell'anno a casa nostra c'è sempre un sottofondo di profumo di cannella. Non posso fare a meno di avere i dolci e biscotti speziati a portata di mano. Sono fortunata a vivere in Belgio, dove ci sono gli speculoos che assomigliano ai pepparkakor svedesi. Se non ho il tempo di prepararli da sola, o di andare a comprarli a Ikea, posso sempre trovare gli speculoos in qualsiasi negozio.

Anche voi impazzite per questi biscotti? Avete già provato i pepparkakor morbidi, cupcakes agli speculoos con glassa di cranberries, tiramisu nordico con pepparkakor? Provate anche questi carrot muffins! Vi assicuro, uno non vi basterà!

Per i muffins:
3 uova
250 g di burro
6 dl di farina
2,5 dl di zucchero di canna scuro (cassonade)
2 cucchiaini di lievito in polvere
2 cucchiaini di vanillina
2 cucchiaini di cannella
1 cucchiaino di zenzero in polvere
1 pizzico di noce moscata grattugiata
1 pizzico di chiodi di garofano in polvere
1 pizzico di sale
175 g di carote grattugiate

Per la glassa:
150 g di philadelphia
50 g di burro morbido
2,5-3 dl di zucchero a velo
buccia grattugiata di 1 limone

buccia grattugiata di 1/2 limone (per la decorazione)

Fate fondere il burro. Frustate le uova con lo zucchero. Aggiungete il burro fuso. Mescolate la farina, il lievito, la vanillina e le spezie in una ciotola a parte. Aggiungete le carote grattugiate alle uova dopodiché aggiungete anche la farina.

Con due cucchiai mettete la pastella nelle formine da muffins. Cuocete a 175 gradi per ca 25-0 minuti.

Mescolate gli ingredienti per la glassa in una ciotola. Premete il "dorso" di un cucchiaio verso l'interno della ciotola per schiacciare tutti i grumi del formaggio e del burro. Quando i muffins si sono raffreddati spalmate la glassa sopra e decorate con lo zest del limone.

martedì 11 ottobre 2011

Polpette con tzatziki alla barbabietola

Le classiche polpette svedesi sono infantilmente facili da preparare. Da non credere infatti. Carne, pangrattato, sale, pepe, cipolla e un uovo. La ricetta sotto non è quindi quella tradizionale. L'aggiunta del cumino è invenzione mia in quanto ritengo che dia un "di più" che rende il risultato migliore dell'originale. Ma se chiedete a uno svedese cosa ne pensa del cumino nelle polpette vi prenderà per pazzi! Voi sareste scusati, visto che siete italiani e si sa che gli italiani mangiano solo...cose loro. Il cumino fa parte della cucina mediterranea quindi, fate voi. Per me invece non ci sono scuse. Ma me ne infischio, tanto queste polpette sono to die for!

Lo tzatziki alla barbabietola è un contorno che andava molto di moda in Svezia negli anni 90. Ora credo nessuno lo faccia più. È ritenuto out. Io direi invece che è retrò. E tutto ciò che è retrò è...in! Quindi provatelo insieme alle polpette, è un abbinamento molto felice!

Per ca 40 polpette:
400 gr di carne di manzo macinata
4 cucchiai di pangrattato
1/2 dl di latte
1 cucchiaino di sale
pepe bianco
0,5 cucchiaino di cumino
0,5 cipolla tritata finemente
1 uovo piccolo (o mezzo grosso)

Mettete il pangrattato e il latte in una ciotola a gonfiare. Aggiungete la carne, il sale, pepe, cumino e la cipolla e mescolate bene. Aggiungete infine l'uovo e mescolate. Lasciate riposare in frigo per ca 30 min. Con le mani leggermente bagnate di acqua fredda formate delle polpette. Bagnate le mani di tanto in tanto per evitare che la carne si attacchi. Friggetele in poco olio di colza su fiamma media finché avranno avuto un bel colore dorato.

Tzatziki alla barbabietola:

2 grosse barbabietole già cotte
1 barattolo (250 g) di yogurt greco intero
100 g di feta
1 spicchio d'aglio (oppure 1 cucchiaino di puré all'aglio per un sapore più delicato)
pepe nero
un filino d'olio d'oliva

Tagliate le barbabietole in cubetti piccoli e metteteli in una ciotola. Versateci dentro lo yogurt, il feta sbriciolato, l'aglio e il pepe e mescolate bene. Aggiungete infine un filo d'olio. Lasciate in frigo per ca un'ora perché i sapori si sposino bene.

mercoledì 28 settembre 2011

Crema di aglio

# Per evitare che si lacrimino gli occhi mentre tagliate la cipolla, succhiate una zolletta di zucchero.
# Avete dei vecchi libri con delle macchie gialle e marroni? Prendete una baguette o dei panini bianchi e formate una pallina con la mollica. Con questa pallina cancellerete tutte le macchie.
# Avete la febbre? Bagnate un asciugamano con dell'aceto e mettetelo come un impacco sulla fronte. La febbre va via in un batter d'occhio.
# Prevenite il hangover bevendo un coctail di olio d'oliva e succo di limone.
# Curate il hangover masticando un pezzo di ginseng.
# Evitate il hangover lasciando stare i drinks.

Un altro consiglio casalingo che vi posso dare è di preparare questa crema di aglio che ha un sapore delicato e piacevole e sostituisce l'aglio fresco nei vostri piatti. 1-2 cucchiaini per ogni spicchio fresco. Evitate così ogni volta di dover pelare gli spicchi, tritarli o schiacciarli, sporcarvi e impuzzirvi le mani. La crema si conserva in frigo per varie settimane.

Per un barattolo prendete 5 teste di aglio intere, togliete gli spicchi e distribuiteli su una placca da forno. Arrostiteli nel forno a 175 gradi per 20 minuti. Lasciate raffreddare. Pelate gli spicchi (un po' laborioso ma un plus è che l'aglio cotto non lascia odore sulle dita) e frullateli a crema nel mixer con un decilitro di olio di oliva e un pizzico di sale. Versate su un barattolo e conservate in frigo.

giovedì 4 agosto 2011

Quiche aux oignons

"If you're afraid of butter, as many people are nowadays, just put in cream!"

Sono le parole di Julia Child, se non l'avevate già capito (per i lettori svedesi ho scritto un post qualche giorno fa su questa cuoca da mito, se a qulcuno qua interessa forse forse posso tradurlo in italiano...), e ci dicono un bel po' di cosa ne pensava questa signora sull'arte della cucina. Non ci sono scorciatoie al buon cibo e vanno bene soltanto prodotti e ingredienti genuini. Ho provato a seguire questa ricetta per filo e per segno, volevo realizzare La Vera Quiche aux Oignons Francese, così come la faceva Julia. Andava bene inizialmente, ma quando sono arrivata all'ultimo step prima di infornare, la ricetta mi diceva di mettere qualche cucchiaio di burro sopra, per farlo fondere nel forno, e dare ancora sapore alla quiche. Ma qui ho detto Basta! Dopo aver fatto la crosta con burro e farina bianca, stufato le cipolle nel burro e frustato le uova con della panna e del formaggio mi è sembrato che le cucchiaiate di burro on top fossero leggermente superflue. Quindi le ho scartate. Conseguenza: probabilmente non qualifico per il club dei seguaci fedelissimi di Julia Child, per quanto fosse buona la mia quiche.

Servitela con un'insalata verde condita con una vinaigrette alla senape e qualche noce sbriciolata e un buon Médoc corposo. In questo modo tutti i sapori si innalzeranno e penserete che a volte ne vale la pena fare qualche ricetta tradizionale dove non si fanno compromessi con il sapore.

1 piccola quiche, ca 24 cm di diametro

Per la crosta:
3 dl di farina bianca
100 g di burro freddo
2 cucchiai di acqua fredda

Mescolate la farina con il burro a pezzetti nel robot di cucina. Aggiungete un cucchiaio di acqua alla volta e continuate a girare finché la pasta sarà diventata uniforme e compatta. Formate con le mani una palla e mettetela in frigo.

Per il ripieno:

700 g di cipolla gialla, affettata sottilmente
30-40 g di burro
1 cucchiaio di olio d'oliva
1,5 cucchiaio di farina bianca
2 grosse uova
2 dl di panna liquida
1 cucchiaino di sale
un pizzico di pepe nero
un pizzico di noce moscata grattugiata
ca 1 dl di formaggio stagionato grattugiato (qualsiasi tipo, basta che ha un sapore abbastanza deciso)

(ca 1 cucchiaio di burro)

1. Stufate la cipolla con il burro e l'olio in una padella con il fondo spesso. Cuocete a fiamma molto bassa perché non si bruci, deve diventare morbida e lucida, non bruciata. Ci vorranno ca 40-50 minuti. Girate di tanto in tanto.2. Cospargete la cipolla con la farina e mescolate. Mettete da parte e fate raffreddare.

3. Stendete la pasta per la crosta e trasferitela in una forma per quiche imburrata leggermente. Se avanza della pasta potete tagliarla a striscoline e decorare la quiche prima di infornarla. Bucate il fondo della crosta con una forchetta e precuocete a 200 gradi per 8-9 minuti.

4. Togliete la crosta dal forno e abbassate la temperatura a 180 gradi.

5. Frustate le uova in una ciotola con la panna, il sale, il pepe e la noce moscata. Aggiungete la cipolla e il formaggio. Dopodiché versate il ripieno nella crosta precotta.

A questo punto Julia vuole che aggiungiamo dei toccheetti di burro (ca 1 cucchiaio) sopra la quiche prima di infornarla. Sinceramente non saprei cosa le potrebbe dare come valore aggiunto, sì forse un sapore più pieno, ma soprattutto un po' più di energia per l'inverno. Ma se anche voi avete già un surplus di energie e se pensate di riuscire ad accontentarvi del burro che c'è già nella crosta e nel ripieno, saltate i tocchetti alla fine! D'altro canto uno può anche pensare che in una ricetta come questa, dove non si risparmiano sulle calorie, un cucchiaio in più o uno in meno non cambia molto. Sono giusti tutti e due i modi di pensare, per questo in questa fase della ricetta fate come volete!


6. Cuocete al centro del forno (180 gradi) per ca 30 minuti, o finché la quiche non si sarà fermata e avrà preso un colore dorato.Quiche prima della cottura

martedì 19 luglio 2011

Coctail lappone

Come ricorderete questa estate? Non sarà di certo come l'estate più calda del decennio. Ma succedono sempre delle piccole cose che colleghiamo a un determinato periodo e poi quando penseremo a quell'avvenimento ricorderemo tutto il contesto: il tempo che faceva, con chi stavamo, come ci sentivamo ecc. L'estate scorsa per esempio faceva molto caldo durante un paio di settimane a luglio. Così caldo che abbiamo deciso di comprare un ventilatore. In Belgio deve fare MOLTO caldo perché uno decida di comprare un ventilatore, visto che si userà due massimo tre settimane all'anno. Mio padre venne a trovarci con la compagna durante questa ondata di caldo. Quando penso all'estate scorsa penso a queste cose: il caldo, la visita di papà (con tante risate e la gioia di stare insieme) e il ventilatore.

Cosa penserò tra un anno di questa estate. Di sicuro al nuovo lavoro. A come fatigavo per imparare tutte le cose nuove e come mi sentivo stupida a non capire niente all'inizio. Penserò al week end da zia Monique in Francia. Alla stanchezza disarmante. Alla speranza e le aspettative per il futuro.

Se volete fare di questa estate un ricordo davvero memorabile, prendete una sera dopo una giornata molto calda (se ne trovate una...), dopo che avrete fatto tante cose utili e vi sentirete soddisfatti e contenti di voi stessi. Mettetevi sul balcone al tramonto, sentite come ogni rumore diventa più chiaro, più isolato. Una giornata che si spegne, la notte che si avvicina. Sorseggiate un coctail dal colore del sole di mezzanotte, rosso rubino. Questo momento si inciderà nella vostra memoria.

Per 1 litro:
4 dl di bevanda ai lingon (Ikea) oppure succo di cranberries
2 dl di Martini bianco
1 limone affettato
4 dl di vino bianco
lamponi surgelati

‎La bevanda ai lingon si compra sotto forma di concentrato. Si trova a Ikea ma potrete anche usare il succo di cranberries dal supermercato. Diluite il concentrato con acqua secondo le istruzioni sulla confezione, o magari con un po' meno acqua di quanto indicato.
Mescolate la bevanda ai lingon/il succo di cranberries con il Martini e aggiungete le fette del limone. Lasciate tirare per un'oretta. Versate nei bicchieri a metà e aggiungete il vino bianco. Mettete un paio di lamponi surgelati in ogni bicchiere.

giovedì 14 luglio 2011

Mazarin al lime

Questa ricetta svedese assomiglia molto al frangipane. Nella galette des rois si usa la pasta sfoglia, ma nei mazarin si usa la frolla. Ma l'impasto è quasi identico. Io ho sempre amato i dolci un po' secchi, tipo tutti i tipi di biscotti, i pan di spagna, le cakes e i muffins, le frolle senza troppa crema ecc. I mazarin sono per questo motivo il mio dolce preferito. Purtroppo hanno una riputazione un po' negativa in Svezia. È considerato un po' "noioso" in quanto poco dolce, poco cremoso e poco innovativo. Ma sono proprio queste caratteristiche che mi attirano. A parte forse quella della scarza innovazione, ma per questo c'è rimedio. Basta aggiungere qualche ingrediente insolito, come qui per esempio il lime, e voilà abbiamo un dolce sfizioso e diverso.

Potrei inoltre immaginare tanti altri ingredienti da aggiungere per variarlo ancora, tipo l'arancio, il limone, le fragole, i lamponi, mirtilli ecc per la glassa e le noci, noccioline, macadamia, i pistacchi ecc per il ripieno. Altro che noioso!

ca 20 mazarin

La frolla:
6 dl di farina
1 cucchiaino di lievito in polvere
1 cucchiaino di vanillina
3/4 dl di zucchero
1 uovo
250 g di burro

Il ripieno:
200 g di mandorle tritate grossolanamente + 125 g di farina di mandorle
(oppure 325 g di mandorle tritate finemente)
100 g di burro
4 uova
1,5 dl di zucchero
la buccia grattugiata e il succo di 1 lime

La glassa:
ca 2 dl di zucchero a velo
la buccia grattugiata di 1 lime
il succo di 0,5-1 lime

Mettete tutti gli ingredienti per la frolla nel food processor e attivatelo fino a che la pasta diventi una palla. Mettetela in frigo per ca 30 minuti.

Tritate le mandorle e mescolate gli ingredienti per il ripieno. A me piace quando le mandorle non sono tritate troppo finemente, ma se volete un ripieno più liscio tritatele di più oppure usate soltanto farina di mandorle.

Distribuite la frolla in delle formine di aluminio con l'aiuto del pollice. Mettete il ripieno. Non c'è bisogno di ungere le formine.

Infornate a 175-180 gradi per ca 20-30 minuti.

Fate raffreddare dopodiché togliete i dolci dalle formine (le potete lavare e riutilizzare).

Mescolate lo zucchero a velo con la buccia e il succo del lime. Spennellate la glassa sui dolci raffreddati.

La luce nella foto fa sì che il colore verde chiaro della glassa non si veda bene, ma la buccia del lime da alla glassa un bel colore verdino. Se volete rafforzare il colore ancora aggiungete qualche goccia di colore alimentare verde.

lunedì 27 giugno 2011

Crumble al cocco di rabarbaro e fragole

Due sono le cose di cui gli svedesi parlano i giorni prima di Midsommar: 1) Il tempo. Speriamo che migliori oppure Speriamo che continui così; e 2) Il cibo. Noi faremo il sill a pranzo e il barbecue la sera. Ma poi non c'è niente di eccezionale con queste tradizioni culinahttp://www.blogger.com/img/blank.gifrie perché 1) Tutte le famiglie mangiano le stesse cose, e 2) Tutte le famiglie mangiano le stesse cose che hanno mangiato a Pasqua, Natale e qualsiasi altra festa tradizionale. E se vuole piovere piove.

Con la giusta compagnia posso anche io mangiare un paio di pezzi di sill, magari con uno snaps al limone ghiacciato nel bicchierino. Ma è più la tradizione, la sensazione di appartenenza, che attira, piuttosto che il sapore. Per questo quest'anno sulla nostra tavola di Midsommar non c'era il sill. Ho invece preparato le tagliatelle con le polpette di salmone al sugo e questi crumble di rabarbaro e fragole. Cenetta estiva e molto buona, ma spero per l'anno prossimo di poter mangiare il "sill och nubbe" con la mia famiglia nel paese del sole di mezzanotte. E per quanto riguarda le tradizioni, la parola stessa è sinonima di ripetizione e conformità. E anche la pioggia è tradizione direi. Ce l'abbiamo nell'anima.

Per 4 mini crumble:
1,5 dl di farina
1,5 dl di fiocchi d'avena
1 dl di cocco grattugiato
0,5-1 dl di zucchero di canna
1,5 cucchiaino di vanillina

ca 10 fragole tagliate a pezzettini
ca 3 dl di rabarbaro tagliato a pezzettini (2-3 gambi)
1 cucchiaio di zucchero
1-2 cucchiaio di fecola di patate
1-2 cucchiaio di cannella

Mescolate velocemente gli ingredienti per il crumble in una ciotola (con le mani o nel mixer) fino a ottenere una pasta sbriciolosa. Mettetene poco meno della metà sul fondo delle 4 formine e appiattite leggermente. Mescolate il rabarbaro tagliato a pezzettini con lo zucchero e la fecola. Mettete il rabarbaro e le fragole sopra il crumble nelle formine e coprite con il rimanente del crumble. Infornate a ca 180 gradi e cuocete per ca 20 minuti o finché il crumble non avrà preso un bel colore dorato.

lunedì 23 maggio 2011

Palline al cioccolato

Quando ero bambina questi dolcetti si chiamavano palline del negro. Tutti dicevano così e nessuno pensava che poteva essere offensivo. Tra gli anni 80 e 90 cambiavano successivamente nome diventando palline al cioccolato, allo stesso ritmo che la società diventava, o cercava di diventare, più politically correct.

Quando ero una giovane studentessa lavoravo nel reparto pasticceria in un grosso supermercato. Un giorno arrivò un cliente di evidente origine africana. Inizialmente vagava avanti e indietro davanti al banco, con un'aria da furbacchione, ma alla fine si avvicinò. Gli chiesi se potevo aiutarlo e lui indicò col dito le palline e mi chiese - in inglese: What are those called? Io avevo già capito che questo tizio non voleva comprare niente, voleva solo fare lo spiritoso e prendermi in giro. Sapeva benissimo come si chiamavano! Io però non mi feci prendere in giro ma risposi molto correttamente: Chocolate balls. Do you want some? E come avevo già intuito il ragazzo non voleva affatto comprare e mi disse: No thank you. E si girò e se ne andò. Un comportamento un po' bizzarro se chiedete a me, ma allo stesso tempo abbastanza divertente.

Come vuoi chiamare questi dolcetti, sono comunque buonissime! Noi amiamo il forte sapore del cioccolato fondente, per questo ho modificato la ricetta tradizionale e ci metto più cacao amaro e anche del cioccolato fondente sciolto (il che la ricetta tradizionale non richiede).

100 g di burro a temperatura ambiente
0,5-0,75 dl di zucchero muscovado (o di canna)
2 cucchiaini di vanillina
1 dl di cacao amaro
4 dl di fiocchi d'avena
2 cucchiai di caffè forte
80 g di cioccolato fondente sciolto

del cacao amaro, cocco o cioccolato fondente per coprirle

Mescolate il burro con lo zucchero in una ciotola. Aggiungete la vanillina, il cacao, i fiocchi d'avena, il caffè e il cioccolato e mescolate bene fino ad avere una pasta ben composta. Formate delle palline. La pasta sarà molto incollosa e vi sporcherete abbastanza, ma giuro che ne varrà la pena! Passate le palline nel cacao, nel cocco o nel cioccolato sciolto e mettetele in frigo per rapprendersi.

Toglietele dal frigo ca 30 minuti prima di mangiarle in modo da far emergere bene tutti i sapori.

domenica 15 maggio 2011

Piadine all'anice

Mia nonna ha un piccolo libricino nero. In questo libricino, da anni e anni, annota tutte le sue ricette. Non so quando iniziò a scriverle, ma decine e decine di anni fa. La sua elegante calligrafia corsiva indica la sua onorabile età e sfogliare le pagine è come entrare a far parte di un pezzo di storia ormai persa. Nonna non è per niente tirchia, anzi è molto contenta e fiera se qualcuno chiede una sua ricetta. Io ne ho copiato qualcuna, come i cornetti di pasta frolla alla vaniglia di zia Karin, i mazariner e queste piadine. Ma le sue ricette sono troppo belle per essere pubblicate su questo blog. Se le devo pubblicare non sarà per meno di un libro di ricette vero e proprio. Intanto scrivo qui qualche variante delle ricette di nonna. Le piadie originali sono leggermente diverse, ma questa variante con anice viene niente male. In ogni caso è inutile che io provi a seguire per filo e per segno le ricette di nonna, non vengono mai buone come quando le fa lei!

10 piadine
5 dl di farina bianca (oppure 2,5 di farina bianca e 2,5 di farina integrale)
2 cucchiaini di lievito in polvere
1/2 cucchiaino di sale
2 barattolini di yogurt bianco
1/4 dl di melassa (sirap), miele o sciroppo d'acero
50 g di burro fuso, non bollente
2 cucchiaini di semi di anice

Mettete tutti gli ingredienti in una ciotola e impastate con l'aiuto delle mani. Mettete la pasta sul piano di lavoro e formate un rotolo. Dividetelo in 10 pezzetti e formate delle palline. Stendete ogni pallina con il mattarello e formate dei dischetti di ca 12-14 cm di diametro. Passate eventualmente con il mattarello "riccio", ma non è neccessario, è a puro scopo decorativo (e se qualcuno mi sa dire il nome tecnico di tale mattarello non liscio sarei molto grata!). Cuocete le piadine in padella senza olio né burro a fuoco medio, un paio di minuti su ogni lato. Fate attenzione a non bruciarle, si cuociono molto velocemente. Queste piadine sono molto pratiche a conservare in freezer, quando se ne ha voglia si scongelano in pochi minuti.

giovedì 5 maggio 2011

Polpette al rosmarino e limone

Se Colombo non avesse avuto il coraggio di intraprendere il suo pazzo viaggio per scoprire l'India, oggi il mondo non sarebbe stato questo. Se gli scontenti Francesi non avessero avuto il coraggio di protestare contro la nobiltà, non avremmo avuto nessuna rivoluzione e l'Europa di oggi sarebbe stata diversa. Se Romeo e la sua Giulietta si fossero chinati davanti alla convenienza e non avessero avuto il coraggio di difendere la loro passione, oggi la nostra concezione globale dell'amore vero e puro sarebbe stata diversa.

Raramente seguo le ricette e se posso dirlo da sola, la maggior parte delle volte i miei piatti escono più buoni di quanto aspettato. L'ingrediente magico si chiama coraggio. Senza coraggio in cucina non nascono nuovi piatti.

Le mie polpette non saranno tanto coraggiose quanto una rivoluzione o una scoperta di una Terra nuova, ma se da sempre preparate le vostre polpette nello stesso modo, osate aggiungere ciò che al momento trovate in frigo. Per esempio una manciata di rosmarino e un po' di buccia di limone. Rimarrete sorpresi. E dopo, forse forse, il mondo non sarà più lo stesso.

400 g di carne macinata (bovina)
1/2 dl di pangrattato
qualche cucchiaio di latte
2 spicchi d'aglio tritati
1 cipolla tritata
una manciata di prezzemolo tritato
due rametti di rosmarino tritato
buccia grattugiata di un limone
1 uovo
1 dl di parmigiano grattugiato
sale, pepe

1 barattolo di pomodorini Cirio (o altra marca di buona qualità)
1/2 barattolo di acqua
1 dado vegetale

Mettete il pangrattato a gonfiare con il latte in una ciotola. Aggiungete gli altri ingredienti e mescolate. Fate delle polpette e rosolatele in padella con un po' di olio d'oliva. Aggiungete i pomodori, l'acqua e il dado sbriciolato. Fate cuocere sotto coperchio per ca 30 minuti o finché il sugo non cominci a raddensarsi.

martedì 3 maggio 2011

Pizzerie a Napoli e parmigiana della suocera

Che la pizza a Napoli sia fantastica non è una novità ma sono così fantastiche che mangiare una ogni sera non è un problema! Abbiamo tre pizzerie preferite: Pizzeria di Napoli che fa la pizza più buona in assoluto. Bordo alto e soffice, né molle né croccante, un po' chewy al primo morso ma poi si scioglie in bocca! Il locale è piccolo e stretto e visto che non accettano prenotazioni per telefono bisogna sempre aspettare fuori 20-30 minuti prima di avere un tavolo. Ma ne vale la pena! Servono solo pizze, salate e dolci. Non hanno nemmeno la macchina per il caffè (per questo bisogna andare al bar di fronte dopo). Una cosa che si può avere dopo la pizza, oltre il limoncello che è d'obbligo, è il liquore alla liquirizia. Ma quella buona, non troppo dolce e dal forte sapore di liquirizia. Poi abbiamo la classica Pizzeria Brandi fondata nel 1780, che non ha bisogno di presentazioni più dettagliate. La pizza è buona ma non eccellente, ma quello che merita è l'ambiente e la storia nei muri. La pizzeria si trova ai due lati di un vicolo stretto. D'estate mettono dei tavoli fuori e la pizzeria crea così un continuum da un lato all'altro del vicolo. Dopo la pizza si può scendere in Piazza Trieste e Trento, dietro l'angolo, per un caffè nocciolato dal "Caffè del Professore". Anche questo un classico. Non vado a cercare un aggettivo che descriva questo caffè, va vissuto! La nostra terza pizzeria preferita è la Trattoria Vanvitelli, in Piazza Vanvitelli, che fa anche da ristorante. È molto grande e rumoroso (ideale per famiglie con bambini in quanto hanno un giardino giochi con le babysitter) ma la pappa vale! Un fornito banco dolci con ogni giorno 10-15 dolci diversi dal classico tiramisu e crostata ai frutti, alla caprese, ricotta e pera e nutellotto. Venite affamati! Quasi sempre offrono il limoncello e meloncello dopo "a volontà".

Dopo questa orgia di pizze veniamo al dunque. La parmigiana della suocera. Una ricetta classica dove mia suocera durante 40 anni ha aggiunto e tolto ingredienti a suo piacere. Il risultato è secondo me eccellente e io seguo sempre la sua ricetta quando preparo questo piatto.

Per una piccola forma, 3-4 persone:
1 piccola melanzana
1 piccola zucchina
1 cipolla, tritata
1 spicchio d'aglio, tritata
1 barattolo di pomodorini Cirio (o altri pomodori buoni)
1 dado vegetale
1 bicchierino di vino bianco
una manciata di erbe fresche (p.es. timo, origano, basilico)
1 mozzarella, a fette
1 dl di parmigiano grattugiato
2 uova + un goccio di latte
sale, pepe, noce moscata

Tagliate la melanzana e la zucchina a fettine di ca mezzo centimetro di spessore. Passatele sulla griglia o in padella con un po' di olio. Soffriggete cipolla e aglio, aggiungete i pomodori, il dado e il vino e fate cuocere per ca 10-15 minuti. Aggiungete le erbe. Sbattete le uova con il latte, un pizzico di sale, pepe e noce moscata.

Ungete con un po' di olio una pirofila. Mettete a strati le melanzane, il sugo, la mozzarella, le zucchine, il parmigiano e le uova a cucchiaiate fino a riempire la forma. L'ultimo strato dovrebbe essere di pomodoro con un po' di parmigiano cosparso sopra.

Cuocete a ca 180 gradi per ca 30-40 minuti o finché le uova non si saranno raddensate e il gratin non avrà preso un bel colore dorato.

martedì 12 aprile 2011

Zuppa di piselli verdi, cerfoglio e rafano


La vita è un fenomeno strano. A volte bisogna fare retromarcia per poter andare avanti. Può essere molto difficile accettare una retrocessione, può sembrare un fallimento, che era tutto invano e che bisogna ricominciare da capo. Ma niente è mai invano. Tutte le scelte che facciamo, tutte le sconfitte e delusioni ci portano da qualche parte. A una nuova intuizione, esperienza o sfida. Impariamo cose nuove sul mondo, sulle persone che ci circondano e su noi stessi.

Penso spesso che molte volte ci facciamo in quattro per rendere al meglio, per accontentare tutti e per sentirci soddisfatti. Ma spesso tutti non sono contenti e noi non ci sentiamo per niente soddisfatti. Allora può essere una buona cosa fare quel passo indietro, riflettere, scartare e fare nuove scelte.

Oggi questa semplice zuppa di piselli rappresenterà la semplicità e la bontà. La vita non deve essere più difficile di così. E nello stomaco ci si sente bene.

4-5 porzioni
500 g di pisellli
50 g di cerfoglio fresco
2 scalogni
1 spicchio d'aglio
1 dl di vino bianco
1 litro di brodo vegetale
1 cucchiaio di rafano grattugiato (o di più se volete un sapore più forte)
1 dl di panna liquida
sale, pepe

Soffriggete la cipolla e l'aglio tritati in poco olio in una pentola. Aggiungete i piselli e il vino e fate cuocere per qualche miuto. Aggiungete il brodo e cuocete finché i piselli non saranno morbidi. Metteteci dentro il cerfoglio, il rafano e la panna e riducete il tutto a una crema liscia con l'aiuto di un mixer a immersione. Regolate di sale e pepe (ma se il brodo è già salato probabilmente non servirà altro sale).

sabato 26 marzo 2011

Waffel Day

Il 25 marzo è il Våffeldagen, ovvero il "waffel day", in Svezia. Tutte le famiglie posseggono un ferro per fare i waffel e li mangiano almeno una volta all'anno, cioè il 25 marzo. Vi chiederete Ma perché bisogna nominare un giorno specifico per mangiare sti waffel? I Belgi riescono a mangiarli tutto l'anno! D'altronde sono cosi buoni che mangiarli una sola volta all'anno è un gran peccato. Ma c'è una ragione. Il 25 marzo è anche il giorno dell'Annunciazione del concepimendo della Vergine Maria. In inglese questa festa si chiama Lady Day e in svedese originariamente era Vår Fru-dagen (giorno della Nostra Signora). Provate a pronunciare "Vår Fru" molto velocemente e per centinaia di anni e vedrete che alla fine uscirà una cosa tipo "voffu" dalla vostra bocca. Così Vårfru-dagen è diventato Våffeldagen e tutti gli svedesi hanno una scusa per mangiarli - almeno in quel giorno!

Li ho fatti sia salati, con degli spinaci tritati e serviti con degli accessori tipici: salmone marinato, cipolla rossa tritata e panna acida; sia dolci con panna montata, more e zucchero a velo.

Se volete farli a casa dovete procurarvi di un ferro apposito. In Svezia si usa un tipo che fa i waffel più sottili rispetto a quelli belgi.

Per la pastella salata:
125 g burro
2 dl di latte intero
4 dl di farina
2 uova
1 cucchiaino di lievito in polvere
2 dl di acqua fredda (frizzante)
1 cucchiaino di sale
150 gr di spinaci freschi

Per la pastella dolce:

125 g burro
2 dl di latte intero
4 dl di farina
2 uova
1 cucchiaio di lievito in polvere
2 dl di acqua fredda (frizzante)
2 cucchiaini di zucchero vanigliato

Sciogliete il burro in un pentolino. Mescolate gli ingredienti secchi in una ciotola. Aggiungete metà del latte e frullate energicamente. Dopodiché aggiungete il resto del latte, le uova e il burro fuso. Alla fine versateci dentro anche l'acqua e frullate. Va bene con acqua normale ma se frizzante i waffel mantengono più a lungo la loro croccantezza.

Se fate dei waffel dolci lo zucchero vanigliato va aggiunto insieme agli altri ingredienti secchi. Per quelli salati fate appassire gli spinaci in una pentola senza aggiunta di acqua o olio. Tritateli e aggiungeteli alla pastella.

Mettete ca 1 dl di pastella ne ferro caldo e cuocete per un paio di minuti, finché i waffel non saranno dorati e croccanti. Mangiateli subito.

sabato 19 marzo 2011

Gnocchi tricolore


L'altro giorno abbiamo festeggiato il compleanno dell'Italia con il tiramisu verde-rosso. Ma visto che ci mancava il bianco ho pensato di fare un'altra creazione tricolore. Quindi continuiamo i festeggiamenti dell'Italia Unita con questi gnocchi verde-bianco-rosso ai tre pesti.

Gli gnocchi verdi li ho realizzati con degli spinaci e quelli rossi con il pomodoro. Per quelli bianchi invece, per dargi un tocco in più, ho aggiunto della buccia di limone. Molto fresco e se abbinati con il pesto bianco alla ricotta e le noci, la combinazione noci-limone dà una sorpresa vivace all'arrivo in bocca.

Ecco la ricetta per 4 persone:
700 gr di patate
140 gr di spinaci freschi
2 cucchiai di concentrato di pomodoro
buccia grattugiata di mezzo limone
1 uovo sbattuto
tre pizzichi di sale
400-500 gr di farina

1. Pelate le patate e tagliatele in pezzetti uguali. Lessatele e fatele raffreddare.
2. Fate appassire gli spinaci lavati in una pentola senza aggiunta di acqua né olio. Fate evaporare tutta l'acqua. Tritate gli spinaci.
3. Schiacciate le patate nello schiacciapatate.
4. Dividete le patate in tre parti.
5. Lavorate una parte alla volta. Cominciate con quella verde. Aggiungete alle patate il trito di spinaci, un po' di farina, un pizzico di sale e 1/3 dell'uovo sbattuto. Aggiungete poca alla volta altra farina e lavorate fino ad avere una pasta dura e liscia. Mettetela a parte.
6. Continuate con la pasta rossa. Aggiungete alle patate il concentrato di pomodori, 1/3 dell'uovo sbattuto, un pizzico di sale e un po' di farina. Lavorate la pasta aggiungendo poca alla volta altra farina fino ad avere un pasta dura e liscia.
7. Finite con la pasta bianca. Aggiungete alle patate la buccia di limone, l'ultimo terzo dell'uovo sbattuto, un pizzico di sale e un po' di farina. Lavorate la pasta aggiungendo poca alla volta altra farina fino ad avere una pasta dura e liscia.
8. Formate dei filoncini di ca 2-3 cm di spessore e tagiateli in tocchetti. Spolverizzateli con della farina.
9. Con l'aiuto di una forchetta e il vostro pollice dategli la classica forma dello gnocco.
10. Cuocete gli gnocchi in tre pentole separate e scolateli quando vengono a galla.


Condite gli gnocchi verdi con il pesto classico al basilico; gli gnocchi rossi con il pesto rosso alle mandorle e pomodori secchi; e gli gnocchi bianchi con il pesto bianco con ricotta e noci.

Pesto bianco



Questo pesto è facilissimo da preparare e buono con tutti i tipi di pasta (provatelo anche con la pasta integrale). Lo potete anche spalmare tra due strati nelle lasagne al forno oppure con le melanzane al forno. Usate la vostra fantasia!

Ingredienti per ca 2,5-3 dl di pesto:
mezzo barattolo di ricotta (ca 125 gr)
ca 50 gr di gherigli di noci
1 spicchio d'aglio
ca 1 dl di pecorino grattugiato
ca 0,5 dl di latte

Frullate tutti gli ingredienti tranne il latte in un mixer. Diluite con poco latte alla volta fino ad avere una crema semidensa.

Pesto verde classico


Mai ho fatto il pesto nel mortaio. Me ne devo vergognare? Se un pesto pare più buono rispetto a un altro credo dipenda certo dalla qualità degli ingredienti, ma soprattutto dal contesto. Se mangiato sotto un pergolato con vista mare sulla Riviera dei Fiori, giuro che questo mio pesto umile, fatto sbrigativamente nel mixer, saprà ugualmente buono come se l'aveste visto fare da una vecchia signora che aveva seminato, innaffiato e raccolto il suo basilico, e poi pestandolo nel suo mortaio.

Ingredienti per ca 2,5-3 dl di pesto:
un mazzo di foglie di basilico
1 spicchio d'aglio
50 gr di pinoli
ca 1,5 dl di parmigiano e pecorino grattugiati
ca 1,5-2 dl di olio EVO

Mettete tutti gli ingredienti e metà dell'olio nel mixer e frullate fino ad avere un composto omogeneo. Aggiungete ancora dell'olio fino ad avere un pesto liquido.

Poche volte ho fatto il pesto classico, amo aggiungere qualche ingrediente inaspettato a tutti i miei piatti. Questa volta però non l'ho fatto e la ricetta non presenta sorprese. Se volete rallegrare il vostro pesto suggerisco una di queste alterazioni alla ricetta tradizionale:

# la buccia di un limone
# parti uguali tra basilico, timo, rosmarino, menta e origano
# parti uguali tra pinoli, noci, mandorle, noccioline

Pesto rosso alle mandorle



Ingredienti per ca 2,5-3 dl di pesto

ca 150 gr di pomodori semisecchi sott'olio
un pugno di foglie di basilico
1 spicchio d'aglio
ca 1 dl di pecorino grattugiato
ca 50 gr di mandorle private della pellicina
ca 1,5-2 dl di olio EVO

Mettete tutti gli ingredienti con metà dell'olio nel mixer e frullate fino ad avere un composto omogeneo. Aggiungete ancora dell'olio e continuate a frullare fino ad avere un pesto fluido ma denso.

martedì 15 marzo 2011

Tiramisu con crema di pistacchi e lamponi


Questa può essere considerata una ricetta fast food in quanto, con i giusti ingredienti in casa, ci vogliono ca 15 minuti a prepararla. Il bello però è che uno può scegliere il grado di amore e dedizione da metterci, e se fare un dolce sprint che comunque si presenta bene agli ospiti, oppure se creare un dessert che in una sola cucchiaiata racchiuide l'amore per la cucina, per gli ospiti, per le tradizioni e per la vita stessa. Scegliete voi!

La dedizione totale richiede un brattolo di crema di pistacchi di Sicilia. Preferibilmente di Bronte, che secondo chi se ne intende sono i migliori. Visto che questa crema è una rarità dalle nostre parti si possono anche mixare i pistacchi (di Bronte o altrove) e ridurli a purea e creare così un concentrato di pistacchi. Se durante il vostro ultimo viaggio in Sicilia non avete pensato a fare una scorta di questa crema, e se non avete voglia di farla da soli, potete optare per la versione fast e aggiungere alla crema al mascarpone qualche goccia di aroma di pistacchi, per rafforzarne il sapore.

Qualsiasi versione sceglierete, questo dessert farà un gran successo!

Le dosi bastano per 6-8 bicchierini (meglio se piccoli)

Per la crema:
1 barattolo di mascarpone (250 gr)
ca 1 dl di yogurt cremoso alla vaniglia
1 cucchiaino di vaniglia in polvere (o zucchero vanigliato)
1 dl di pistacchi (non salati) tritati grossolanamente
qualche goccia di colore alimentare verde
qualche cucchiaino di crema di pistacchi (o qualche goccia di aroma di pistacchi)

ca 50 lamponi
biscotti alle mandorle - io ho usato dei biscotti sottilissimi dal sapore simile ai cantuccini, ma anche i cantuccini tradizionali vanno benissimo se si sbriciolano in pezzi più piccoli
qualche cucchiaio di Cointreau
pistacchi interi per decorare

Mescolate il mascarpone e lo yogurt in una ciotola. Aggiungete la vaniglia e i pistacchi tritati. Il colore verde non è neccessario ma i pistacchi non danno molto colore e anche l'occhio vuole la sua parte. Aggiungete qualche cucchiaino di crema di pistacchi, se ne avete, altrimenti qualche goccia di aroma di pistacchi.
Mettete la crema nel frigo a raddensarsi.

Sbriciolate i biscotti in pezzetti e metteteli su un piatto. Gocciolate sopra il liquore. Mettete qualche cucchiaio di crema sul fondo dei bicchierini, sistemate sopra i biscotti, un altro poco di crema, altro strato di biscotti, i lamponi. Finite con un'ultimo strato di crema. Mettete sopra qualche pistacchio intero.

domenica 23 gennaio 2011

Pepparkakor morbidi



Per chi non è nato e cresciuto in Svezia sarà difficile capire i sentimenti che rievocano questi biscotti. C'è chi li preferisce con burro e formaggio, chi con della marmellata e chi con burro, formaggio e marmellata. Io li preferisco al naturale, senza niente. Al massimo massimo con un po' di marmellata di arancia. In ogni modo, sono pochi ad essere indifferenti davanti a questi pepparkakor della Scania. Perché piacciono!

Sono anche molto pratici perché non si comportano come i normali biscotti che dopo qualche giorno nel barattolo diventano secchi e tristi. Questi anzi migliorano dopo qualche giorno perché acquistano quel sapore intenso che solo la maturazione può apportare e quella consistenza chewy che è tipico di questi biscotti. SE rimangono nel barattolo, cioè.

Per ca 20 pepparkakor:

1 dl cassonade scuro
1,5 dl sciroppo chiaro oppure miele
1 cucchiaino di garofano in polvere
1 cucchiaino di zenzero in polvere
2 cucchiaini di cannella in polvere
un pizzico di noce moscata in polvere
50 gr di burro
1 uovo
0,5 dl di latte
2 cucchiaini di lievito in polvere
6-7 dl farina

1. Fate bollire la cassonade e lo sciroppo/il miele in un pentolino. Aggiungete il burro e le spezie. Fate sciogliere il tutto e mescolate fino ad avere un composto omogeneo.

2. Sbattete l'uovo con il latte. Aggiungete questo liquido nel pentolino con lo zucchero e il burro mentre è ancora caldo. Mescolate e fate raffreddare il composto.

3. Mettete 6 dl di farina e il lievito in una ciotola. Aggiungete poco alla volta il composto zucchero-burro-uovo-latte nella farina. Lavorate la pasta con le mani per il miglior risultato. Se la pasta sembra troppo appiccicosa aggiungete un altro poco di farina ma fate attenzione di non metterene troppa, se no la pasta diventa troppo pesante.

4. Rimettete la pasta nella ciotola e coprite con della pellicola. Fate riposare in frigo per due giorni se non avete fretta per niente. Fate riposare per un giorno se siete stati previdenti ad aver preparato l'impasto il giorno prima che vi servissero i biscotti. E fate riposare per un paio di ore se d'improvviso siete stati colpiti da una voglia matta di preparare i pepparkakor e non potete proprio aspettare.

5. Formate con le mani delle palline dalla grandezza delle palline da golf. Mettetele sulla placca da forno ricoperta da carta forno. Schiacciatele leggermente. Infornate a 180 gradi per ca 12-15 minuti.
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